Non dimentichiamo i patti di convivenza…

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Con l’entrata in vigore della Legge Cirinnà, si assiste ad una regolamentazione più o meno dettagliata delle c.d. coppie conviventi di fatto, sia eterosessuali che omosessuali,riconoscendo alle stesse il diritto ad un documento ufficiale che ne disciplini residenza, rapporti patrimoniali e ripartizione delle spese della vita di coppia. Ossia si è dato vita al contratto di convivenza, permettendo ai conviventi di fatto, regolarmente registrati, di godere di una maggiore tutela economica, avendo anche la possibilità di optare per la comunione dei beni.
Ma vediamo chi può essere definito convivente di fatto e quali sono i diritti ad esso spettanti.
La Legge Cirinnà definisce i conviventi di fatto due persone maggiorenni “unite stabilmente da legami affettivi d coppia” , non vincolate da rapporti di parentela, matrimonio o unione civile. E’ del tutto irrilevante per tale definizione se i due conviventi appartengano o meno allo stesso sesso.
Ai c.d. “conviventi di fatto”, a prescindere dalla sottoscrizione del contratto di convivenza è stato riconosciuto:
il diritto reciproco di visita;
assistenza e accesso alle informazioni personali in caso di malattia;
la possibilità di nominare il/la convivente come proprio rappresentante;
il diritto di continuare a vivere nella casa di residenza dopo l’eventuale decesso del convivente proprietario dell’immobile.
In merito a quest’ultimo punto, è doveroso specificare che il/la convivente superstite ha la possibilità di continuare ad abitare nella dimora abituale della convivenza per un periodo minimo di 2 anni fino ad un massimo di 5 anni, e per non meno di 3 anni nel caso viva con figli minorenni o disabili.
Unitamente alle convivenze di fatto e all’introduzione delle unioni civili per le persone dello stesso sesso, la stessa Legge Cirinnà , ha introdotto e disciplinato i contratti di convivenza, entrati in vigore il 5 giugno 2016  contratti di convivenza (commi da 50 a 63 della citata legge). In particolare il comma 5° prescrive che con la sottoscrizione del contratto i conviventi possono “disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune “.
Ed ancora, per vedere riconosciuti i diritti sopra richiamati, non esiste un obbligo di stipulare il contratto, ma la redazione del documento stesso, necessariamente avente forma scritta, consente di stabilire delle regole ufficialmente riconosciute a loro tutela.
In modo esemplificativo, possiamo dire che il contratto di convivenza può contenere le indicazioni relative al luogo di residenza, alle modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune dei conviventi, sempre tenendo conto delle sostanze di ciascuno e delle capacità di reddito. Infine, nello stesso contratto, vi può essere la scelta circa il regime patrimoniale della coppia, potendo la stessa scegliere la comunione dei beni, regime applicabile solo su specifica richiesta dei conviventi.
Al contrario, la coppia vive in separazione dei beni, potendo comunque nel corso della convivenza essere modificato in qualsiasi momento.
Il contratto di convivenza non può essere in nessun caso sottoposto a termine o condizione e pertanto non può essere rescisso al verificarsi di un particolare evento o al decorso di un certo lasso temporale. Se si vuole sciogliere il contratto di convivenza è necessaria una specifica richiesta di almeno uno dei due conviventi.

Ringraziamo l’Avvocato Valeria Pacifico per il contributo esplicativo.

 

Unioni Civili – Modulo di richiesta presso il Comune – Modello generico (Download)

Unionicivili mette a disposizione di chiunque sia interessato il modulo di presentazione della richiesta di unione civile da presentare al Comune individuato, salvo diverso modello predisposto dal Comune stesso.

Scaricabile qui : ISTANZA COSTITUZIONE UNIONE CIVILE.pdf